Brolo, il Paesello dei Gatti: Identità, Memoria e Simbolismo di un Borgo Piemontese
- Il ValRadicante Il giornale italiano online

- 22 dic 2025
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Nell’intricato mosaico di borghi che costellano il paesaggio piemontese, Brolo emerge come un microcosmo di storia, tradizione e immaginario popolare. Situato sulle pendici che circondano il Lago d’Orta, il paese si distingue non soltanto per la sua collocazione paesaggistica idilliaca, ma anche per una peculiare eredità culturale che lo ha consegnato alla curiosità dei viaggiatori: la denominazione di “paesello dei gatti”. Questo appellativo, tutt’altro che folkloristico, affonda le sue radici in un intreccio di vicende storiche, dinamiche comunitarie e simbolismi identitari che, nel corso dei secoli, hanno contribuito a definire l’immagine stessa del borgo.
Origini storiche di una definizione identitaria
La codificazione del gatto come emblema di Brolo risale al XVIII secolo, periodo segnato da un profondo desiderio di autonomia ecclesiastica. All’epoca, Brolo dipendeva dalla parrocchia di Nonio, condizione vissuta da molti abitanti come una limitazione alla propria identità istituzionale e religiosa. La richiesta di istituire una parrocchia autonoma si tradusse in una lunga negoziazione, accompagnata da commenti ironici da parte dei vicini noniesi.
Secondo la tradizione orale, gli abitanti di Nonio ripetevano un detto derisorio:«Quand al vien parrocchia Brol, al ratt metarà su al friol» —ovvero “Quando Brolo avrà la sua parrocchia, il topo metterà il mantello”, metafora evidente dell’impossibilità di tale evento. Eppure, contro ogni aspettativa, Brolo ottenne la propria parrocchia nel 1767. Questo successo portò a ribaltare il simbolo: se il topo aveva finalmente indossato il mantello, ciò significava che i brolini — astuti, silenziosi, determinati — erano riusciti nell’impresa, proprio come farebbero dei gatti.
Il gatto, dunque, non è solo un animale associato a Brolo per ragioni folkloristiche, ma una vera e propria allegoria sociale: rappresenta l’indole strategica, la resilienza collettiva e la capacità di affermare la propria identità in modo sottile ma efficace.
Il gatto come dispositivo narrativo e simbolico di Brolo
L’associazione fra Brolo e il gatto ha assunto nel corso degli anni una funzione narrativa che trascende il semplice aneddoto storico. Il gatto, animale spesso associato all’indipendenza, alla curiosità e alla libertà di movimento, diventa metafora della natura stessa del borgo: piccolo, discreto, talvolta schivo, ma portatore di una profonda dignità culturale.
L’immaginario felino è oggi parte integrante dell’esperienza spaziale di Brolo. Le sue vie sono costellate di
piastrelle artistiche che raffigurano gatti stilizzati,
murales che reinterpretano la figura felina in chiave simbolica,
sculture collocate sulle facciate delle case,
insegne commerciali o decorative che richiamano la figura del gatto.
Tali elementi artistici non costituiscono semplici ornamenti estetici, ma rappresentano un linguaggio visuale condiviso, capace di unire memoria storica e creatività contemporanea. Brolo si presenta così come un palinsesto culturale dove il gatto diventa simbolo di appartenenza e, al tempo stesso, attrattore turistico.
Geografia emotiva e paesaggio culturale
Brolo non è soltanto un contenitore simbolico, ma anche un paesaggio emotivo, dove la dimensione geografica e quella culturale si intrecciano in modo inscindibile. Affacciato sul Lago d’Orta, il borgo offre scorci panoramici di rara delicatezza: case in pietra, vicoli stretti, scalinate che si arrampicano verso il bosco, e un silenzio che restituisce al visitatore un senso di sospensione temporale.
In questo contesto, la presenza dei gatti — reali, non solo iconografici — contribuisce a una percezione quasi teatrale dello spazio. Essi si muovono fra muretti e cortili come custodi ancestrali del borgo, presenze discrete che sembrano incarnare lo spirito del luogo. La convivenza fra uomini e felini diventa così elemento identitario, parte integrante dell’atmosfera che definisce Brolo come luogo dell’accoglienza e della lentezza.
Cultura comunitaria e valorizzazione contemporanea
Negli ultimi decenni, Brolo ha saputo trasformare la propria peculiare tradizione in un potente strumento di valorizzazione culturale. La comunità locale ha promosso la cura degli spazi urbani, il recupero di elementi architettonici tradizionali e la creazione di installazioni artistiche che celebrano la presenza felina.
L’inaugurazione del monumento al gatto rappresenta un punto culminante di questo processo: un gesto simbolico che sancisce ufficialmente il ruolo del gatto nella costruzione dell’identità collettiva. Questo approccio, nelle sue varie forme, riflette una strategia culturale intelligente, capace di attrarre visitatori senza snaturare l’essenza del borgo.

Brolo, il “paesello dei gatti”, non è soltanto un luogo fisico, ma un ecosistema narrativo dove storia, simbolismo e immaginario popolare si intrecciano in modo indissolubile. Il borgo piemontese ha saputo trasformare un episodio storico in un potente elemento identitario, dando vita a un microcosmo in cui il gatto diventa custode, metafora e protagonista culturale.
In un’epoca di globalizzazione e omologazione, Brolo offre un esempio virtuoso di come un piccolo paese possa preservare la propria unicità attraverso la memoria, la creatività e il rispetto delle proprie radici. Un luogo che continua ad affascinare non solo per i suoi felini, ma per la capacità di raccontare, attraverso di essi, l’essenza più profonda della propria storia.



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