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La Mafia e lo Stato Italiano: un Dialogo Segreto o un Mito Comodo?

Nel vasto teatro della storia italiana, poche questioni suscitano un fremito così immediato e viscerale quanto il presunto intreccio fra mafia e Stato. È una ferita ancora aperta, ma anche un’immagine potente, quasi mitologica, che ha plasmato l’immaginario collettivo per decenni.Eppure la domanda resta, inquietante e ostinata: la mafia si è annidata dentro lo Stato, o è questa solo un’iperbole utile, una scorciatoia narrativa per spiegare complessità più profonde?

La risposta non è semplice. E, forse, proprio in questa difficoltà si nasconde la sua verità più provocante.



Le radici oscure: quando la storia smette di essere neutra

Nonostante le difese istituzionali e la retorica della legalità, la storia italiana mostra episodi in cui la mafia non è rimasta ai margini della scena pubblica, ma vi è entrata di soppiatto.Non attraverso colpi di Stato o invasioni rivoluzionarie, bensì con la delicatezza insinuante delle relazioni informali, dei favori, degli scambi sotterranei.

Durante il dopoguerra — momento cruciale di ricostruzione politica — la fragile democrazia italiana si appoggiò talvolta a poteri locali già radicati sul territorio. Tra questi, i boss: uomini capaci di garantire ordine, consenso elettorale e controllo sociale.Una scelta mai dichiarata, ma spesso tollerata, che oggi appare come un paradosso: per difendere lo Stato, lo Stato stesso si piegò parzialmente alle logiche della mafia.


Il patto inconfessabile: la stagione dei processi e delle rivelazioni della mafia con lo stat

Negli anni ’80 e ’90, l’emersione della verità fu deflagrante.Le parole dei collaboratori di giustizia, le indagini della magistratura, le sentenze del maxiprocesso tracciarono un quadro inequivocabile:la mafia dialogava con porzioni dello Stato, ottenendo appalti, protezioni, informazioni, vantaggi strategici.

Il culmine di questa ambiguità si raggiunse con la cosiddetta “trattativa Stato–mafia”, un capitolo che ancora oggi divide storici e magistrati. Non si trattò della resa totale dello Stato, ma di contatti reali, concreti, nati dal tentativo disperato di fermare le stragi del 1992–93.Anche questo episodio, pur con esiti giudiziari discussi, dimostra una verità scomoda:quando il potere è sotto pressione, le sue linee di confine possono diventare sorprendentemente elastiche.


Le zone d’ombra: ciò che inquieta più della verità

Accanto ai fatti storici, vi è un’area grigia che alimenta dubbi e sospetti: depistaggi, protezioni inspiegabili, inchieste ostacolate, personaggi scomparsi nel nulla, dossier manipolati.L’Italia è un paese dove il non detto pesa quanto il detto, e dove gli spazi vuoti tra i documenti hanno spesso più forza delle pagine scritte.

È in questi territori opachi che nasce l’idea — provocante ma diffusa — che lo Stato non sia semplicemente vittima della mafia, ma talvolta suo partner funzionale, almeno per alcuni settori o figure chiave.È un’interpretazione che attira, che inquieta, che seduce. Ma è anche un’interpretazione che confonde piani diversi: il comportamento di singoli individui e l’identità complessiva dello Stato.


l mito dello Stato mafioso: seducente, ma ingannevole

Per decenni cinema, letteratura, giornalismo e retorica politica hanno contribuito a costruire l’archetipo dello “Stato mafioso”: un’immagine totale, estrema, irresistibile nella sua forza narrativa. Ma, come ogni mito potente, anche questo rischia di deformare la realtà.

Dire che lo Stato è mafioso significa ignorare che proprio lo Stato — quello autentico, quello che non fa rumore — è stato il principale argine alla mafia.Sono stati magistrati, poliziotti, giornalisti e cittadini comuni a pagare con la vita la difesa delle istituzioni.Sono stati loro a dimostrare che la mafia, pur penetrando in alcune crepe del sistema, non ha mai conquistato l’intero edificio.

Il mito è comodo perché semplifica. La storia, invece, è scomoda perché obbliga a distinguere, a pensare, a non cedere al fascino delle narrazioni totalizzanti.


satato e mafia

La mafia una verità che non rassicura, ma illumina

La domanda “la mafia è nello Stato?” non ammette risposte manichee.

La mafia non coincide con lo Stato, ma ha trovato varchi, complicità, alleanze temporanee.Lo Stato non è mafioso, ma contiene al suo interno individui che hanno agito secondo logiche mafiose. Il mito dello Stato mafioso è affascinante, ma finisce per oscurare la complessità reale, fatta di conflitti, resistenze, compromessi e sacrifici.

La verità è provocante proprio perché non rassicura:mafia e Stato non sono nemici assoluti né alleati stabili. Sono due poteri che, nel corso della storia italiana, si sono sfiorati, intrecciati, combattuti e utilizzati reciprocamente, lasciando un segno profondo nella coscienza civile del Paese.

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