La Strega Berta: l’ombra arcana delle leggende bresciane
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- 8 ott
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Un’ombra nei secoli
Tra le figure più enigmatiche del folklore bresciano si staglia la presenza inquietante della Strega Berta, creatura notturna capace di unire pedagogia popolare e fascinazione arcana. Secondo le leggende, Berta faceva la sua comparsa alla vigilia dell’Epifania, quando l’inverno avvolgeva la città nel gelo e nel silenzio. Vagava tra vicoli e corti, lambendo persino i bastioni del Castello di Brescia, alla ricerca dei bambini disobbedienti. Il suo “tocco malefico” avrebbe potuto condannarli a un destino oscuro, trascinandoli in un antro segreto, se i genitori non fossero riusciti a salvarli pronunciando ad alta voce i loro nomi.
I riti di protezione
Il popolo, tuttavia, non rimase inerme. Esistevano rituali domestici che proteggevano la casa dalla visita della strega: dietro le porte si ponevano una scopa di saggina o un pettine dai denti fitti. La tradizione vuole che Berta fosse costretta a contarne uno a uno i fili o i denti, senza riuscire a concludere l’impresa prima del sorgere del sole. Questa ossessione numerica, attribuita agli spiriti maligni in molte culture europee, si trasformava in un talismano silenzioso e invisibile.
La funzione pedagogica
cRaccontata nelle veglie invernali, rappresentava una sorta di codice orale che delimitava il confine tra ordine e caos, obbedienza e ribellione. Così, il mito non solo incuteva timore, ma regolava i comportamenti sociali, divenendo un collante culturale tra le generazioni.
Una leggenda che vive ancora la strega Berta
Oggi, in una Brescia dinamica e proiettata verso il futuro, la Strega Berta non è scomparsa: al contrario, continua a vivere sotto nuove forme. Nei borghi storici si organizzano serate di narrazione attorno al suo mito, mentre visite guidate notturne al Castello di Brescia evocano la sua presenza con giochi di luce e voci narranti. Nei mesi invernali, soprattutto in prossimità dell’Epifania, la sua storia viene riproposta ai bambini come spettacolo, trasformandosi da minaccia ancestrale in patrimonio culturale condiviso.

Dal timore all’identità
Il volto severo della strega non è più soltanto un incubo d’infanzia, ma il simbolo di una memoria collettiva. Se un tempo il suo tocco rappresentava la paura, oggi la sua leggenda testimonia la resilienza delle tradizioni popolari, capaci di adattarsi al mutare della società. Berta sopravvive come custode della parte più profonda e misteriosa dell’identità bresciana, in un intreccio tra mito e storia che restituisce alla città un’anima sospesa tra passato e presente.
Un mistero che resiste
Quando le campane dell’Ave Maria risuonano nelle notti d’inverno e la nebbia avvolge i bastioni del Castello, non pochi si chiedono se l’ombra della Strega Berta non cammini ancora per le strade silenziose, pronta a contare scopa e pettine, a rapire i sogni dei bambini o a custodire, gelosa, il segreto di un mito che non smette di vivere.



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