Martedì Grasso: rito collettivo, eccesso simbolico e memoria culturale nella tradizione italiana
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- 5 giorni fa
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Tra liturgia, festa popolare e identità gastronomica
Il Martedì Grasso, culmine del periodo carnevalesco, rappresenta uno dei momenti più significativi del calendario rituale italiano. Quest’anno 2026 ricorre il 17 febbraio, segnando la conclusione simbolica di quel tempo sospeso che precede l’inizio della Quaresima cristiana. Più che una semplice festa popolare, il Martedì Grasso costituisce una complessa stratificazione di pratiche religiose, consuetudini sociali e tradizioni gastronomiche che, nel corso dei secoli, hanno contribuito a plasmare l’identità culturale della penisola.
Martedì Grasso origine liturgica e significato simbolico
Il termine “Carnevale” deriva dal latino carnem levare, ossia “eliminare la carne”, in riferimento all’imminente periodo quaresimale di astinenza e penitenza. Il Martedì Grasso si colloca alla vigilia del Mercoledì delle Ceneri, giorno che inaugura i quaranta giorni di preparazione alla Pasqua. In tale prospettiva, la festa assume il valore di un ultimo momento di abbondanza e di esuberanza prima della disciplina spirituale.
Storicamente, il Carnevale affonda le sue radici in riti pagani di inversione sociale e liberazione collettiva, come le celebrazioni saturnali dell’antica Roma. Con l’avvento del cristianesimo, tali pratiche furono rielaborate e integrate nel calendario liturgico, trasformandosi in una parentesi ritualizzata di licenza, gioco e travestimento.
La pluralità delle tradizioni regionali
Nella penisola italiana, il Martedì Grasso si declina secondo una straordinaria varietà di espressioni locali, testimonianza della ricchezza antropologica del territorio. In molte città, la giornata è scandita da sfilate in maschera, carri allegorici e rappresentazioni teatrali che mescolano satira politica e memoria storica.
Emblematico è il caso del Carnevale di Venezia, celebre per le sue maschere raffinate e per l’atmosfera sospesa che avvolge calli e campielli. Qui il Martedì Grasso assume un carattere quasi scenografico, in cui l’estetica del travestimento diventa espressione di un’identità culturale stratificata.
Di diversa natura, ma altrettanto significativo, è il Carnevale di Viareggio, noto per i maestosi carri in cartapesta che sfilano lungo la passeggiata a mare, offrendo una lettura ironica e spesso pungente dell’attualità politica e sociale.
Nel Mezzogiorno e nelle aree interne, il Martedì Grasso conserva talvolta elementi arcaici: riti propiziatori, figure mascherate legate al ciclo agricolo e rappresentazioni simboliche della morte e rinascita della natura. In tali contesti, la festa non è soltanto spettacolo, ma momento comunitario di forte coesione sociale.
Il vissuto contemporaneo
Nell’Italia contemporanea, il Martedì Grasso si configura come una festa intergenerazionale. Nelle scuole primarie e dell’infanzia, i bambini partecipano a feste in maschera che perpetuano l’immaginario tradizionale – Arlecchino, Pulcinella, Colombina – ma accolgono anche figure provenienti dalla cultura mediatica globale.
Per gli adulti, la giornata rappresenta un’occasione di socialità conviviale: cene tematiche, eventi in piazza, spettacoli musicali e momenti di aggregazione che rafforzano il senso di appartenenza. In molte realtà urbane, il Martedì Grasso diventa inoltre un momento di promozione turistica, capace di attrarre visitatori nazionali e internazionali.
La dimensione gastronomica: l’elogio dell’abbondanza
Elemento imprescindibile del Martedì Grasso è la tradizione culinaria. La dimensione alimentare riflette pienamente il significato simbolico della giornata: prima del periodo di restrizione quaresimale, si consumano piatti ricchi, elaborati e caloricamente consistenti.
Tra i dolci più rappresentativi figurano le chiacchiere – note anche come frappe, bugie o crostoli a seconda delle regioni – sottili sfoglie di pasta fritta cosparse di zucchero a velo. Accanto ad esse troviamo le castagnole, piccole frittelle dorate, talvolta ripiene di crema o ricotta, e le zeppole, particolarmente diffuse nell’Italia meridionale.
La frittura, tecnica culinaria dominante in questo periodo, assume un valore simbolico di opulenza e trasgressione rispetto alla sobrietà quaresimale. In alcune aree si preparano anche piatti salati sostanziosi, come lasagne, salsicce e pietanze a base di carne suina, coerentemente con l’idea di “consumare” gli alimenti proibiti prima dell’astinenza.
Tra eccesso e disciplina: una dialettica culturale
Il Martedì Grasso, nella sua complessità, rappresenta una dialettica tra ordine e disordine, tra norma e trasgressione. L’inversione temporanea dei ruoli sociali, l’uso della maschera e l’abbondanza alimentare non sono meri atti di evasione, ma rituali codificati che consentono alla comunità di rinnovare simbolicamente il proprio equilibrio.
La maschera, in particolare, svolge una funzione antropologica di rilievo: celando l’identità individuale, permette di esprimere aspetti altrimenti repressi e di sperimentare, seppur temporaneamente, una sospensione delle gerarchie.

Conclusione
Il Martedì Grasso del 17 febbraio non è soltanto una data nel calendario festivo, ma un momento in cui la società italiana rinnova un patrimonio culturale plurale e stratificato. Tra spettacolo, convivialità e memoria religiosa, la festa continua a rappresentare un ponte tra passato e presente, tra ritualità tradizionale e reinterpretazioni contemporanee.
In un’epoca caratterizzata da trasformazioni rapide e talvolta disorientanti, il Carnevale – e il suo apice nel Martedì Grasso – si conferma come uno spazio simbolico in cui la collettività può ritrovarsi, riconoscersi e, per un giorno, concedersi il diritto all’eccesso prima del ritorno alla disciplina.



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