Roberto Benigni la parola che ride, l’arte che resiste
- Il ValRadicante Il giornale italiano online

- 18 dic 2025
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Oltre il mestiere dell’attore
Roberto Benigni occupa una posizione liminale nel panorama culturale italiano: egli non è soltanto un attore o un regista, ma un interprete profondo della tradizione umanistica europea, un mediatore tra l’oralità popolare e l’eredità letteraria più alta. La sua figura sfugge alle categorie consuete dello spettacolo, configurandosi piuttosto come quella di un artista totale, capace di trasformare la comicità in strumento etico e la parola in atto di responsabilità civile.
Le origini di una poetica popolare
Nato nel 1952 a Castiglion Fiorentino, in una Toscana ancora segnata da una cultura contadina e orale, Benigni cresce immerso in un universo linguistico fatto di racconti, gesti, paradossi. Questo humus culturale alimenta una comicità che, fin dagli esordi teatrali e televisivi, si presenta come anarchica solo in apparenza. In realtà, la sua è una poetica rigorosa, che attinge alla tradizione del giullare medievale e della commedia dell’arte, dove il riso diventa una forma di verità pronunciata dal basso.
Il cinema come laboratorio morale
L’approdo al cinema segna una fase decisiva della maturazione artistica di Benigni. Le collaborazioni con Giuseppe Bertolucci e Jim Jarmusch testimoniano una precoce apertura internazionale e una sensibilità autoriale non convenzionale. Film come Il piccolo diavolo, Johnny Stecchino e Il mostro mettono in scena personaggi eccentrici, marginali, spesso inadeguati al mondo che li circonda, ma portatori di una innocenza destabilizzante. In queste opere, la comicità non è mai fine a se stessa: essa diventa uno strumento di critica sociale e di esplorazione della fragilità umana.
La vita è bella: l’epica dell’amore e dell’immaginazione
Il punto più alto e controverso della filmografia di Benigni è senza dubbio La vita è bella (1997). Il film affronta l’orrore della Shoah attraverso una prospettiva audace: l’immaginazione come ultimo rifugio contro la barbarie. La figura del padre che trasforma il lager in un gioco per salvare il figlio dalla disperazione è al centro di una narrazione che ha diviso la critica, ma che ha conquistato il pubblico mondiale. I tre Premi Oscar, tra cui quello per il Miglior Attore Protagonista, consacrano Benigni come autore capace di coniugare successo popolare e riflessione etica.
Film epici e visioni controcorrente
Accanto a La vita è bella, opere come Pinocchio rappresentano tentativi ambiziosi di confrontarsi con il mito e l’archetipo. Anche quando accolti in modo controverso, questi film rivelano una costante: la tensione verso un’idea di cinema come racconto morale, dove l’infanzia, l’innocenza e la disobbedienza diventano chiavi interpretative della realtà. Benigni non cerca mai la neutralità: ogni sua opera è una presa di posizione.
Oltre lo schermo: il poeta civile
Negli ultimi anni, Benigni ha assunto un ruolo centrale come divulgatore poetico e civile. Le sue letture pubbliche della Divina Commedia hanno restituito Dante a un pubblico vasto, sottraendolo alla dimensione esclusivamente accademica e restituendone la forza universale. Allo stesso modo, le interpretazioni della Costituzione italiana hanno trasformato un testo giuridico in un manifesto emotivo e morale, riaffermando il valore della democrazia e della memoria storica.
Riconoscimenti e eredità culturale di ROberto Begnini
I numerosi premi e riconoscimenti – dal Leone d’Oro alla carriera ai David di Donatello, fino alle onorificenze internazionali – non sono meri attestati di successo, ma segnali di un impatto culturale profondo e duraturo. Benigni ha saputo attraversare linguaggi e generazioni, mantenendo una coerenza fondata sull’idea che l’arte non sia evasione, ma responsabilità.

Il riso come forma di pensiero
Roberto Benigni incarna una figura sempre più rara: quella dell’artista che osa unire leggerezza e tragedia, popolarità e profondità, emozione e coscienza. La sua opera ci ricorda che il riso, quando nasce da una visione etica del mondo, può diventare una delle forme più alte di pensiero e una silenziosa, ma potente, forma di resistenza.



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