Carlo Alberto Dalla Chiesa: Stato, legalità e sacrificio nella crisi della Repubblica
- Il ValRadicante Il giornale italiano online

- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Una figura cardine della storia repubblicana
Nel panorama complesso e spesso contraddittorio della storia della Repubblica italiana, la figura del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa occupa una posizione di assoluto rilievo. Ufficiale dei Carabinieri, servitore dello Stato e simbolo della lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata, Dalla Chiesa incarna una concezione alta e rigorosa dell’autorità pubblica, fondata sull’etica della responsabilità, sulla disciplina istituzionale e sul primato della legge. La sua vicenda umana e professionale si intreccia con alcune delle stagioni più drammatiche dell’Italia contemporanea, segnate dalla violenza politica e dall’offensiva mafiosa contro le istituzioni.
Formazione e primi incarichi: l’idea dello Stato come presidio morale
Nato nel 1920, Carlo Alberto Dalla Chiesa intraprese la carriera militare in giovane età, maturando una visione dello Stato non meramente repressiva, ma profondamente radicata nella conoscenza dei contesti sociali e territoriali. Già nei primi incarichi emerse una concezione moderna dell’azione di contrasto alla criminalità, basata sull’intelligence, sull’analisi delle reti di potere e sull’interazione costante con la società civile.
In Sicilia, durante la lotta al banditismo del secondo dopoguerra, Dalla Chiesa comprese che la criminalità non poteva essere affrontata esclusivamente come fenomeno di ordine pubblico, ma come struttura sociale organizzata, capace di esercitare controllo e consenso.
La lotta al terrorismo: metodo, fermezza e innovazione
Negli anni Settanta, nel pieno della stagione del terrorismo politico, Dalla Chiesa assunse un ruolo centrale nella strategia dello Stato contro le Brigate Rosse. Il successo delle operazioni che portarono all’individuazione e all’arresto di numerosi dirigenti dell’organizzazione non fu il risultato di un uso indiscriminato della forza, bensì di un metodo investigativo fondato sulla ricostruzione sistematica delle relazioni, dei flussi informativi e delle dinamiche interne ai gruppi armati.
Questa fase consacrò Dalla Chiesa come uno dei principali interpreti di una legalità efficiente, capace di coniugare fermezza repressiva e rispetto delle garanzie democratiche, in un momento in cui lo Stato rischiava di scivolare in una logica emergenziale permanente.
Carlo Alberto Dalla Chiesa prefetto di Palermo: una nomina simbolica e un isolamento reale
Nel 1982, la nomina di Carlo Alberto Dalla Chiesa a prefetto di Palermo apparve come una risposta forte dello Stato all’escalation di violenza mafiosa. Tuttavia, dietro il valore simbolico dell’incarico, si celava una grave contraddizione: il generale non fu dotato dei poteri straordinari necessari per incidere realmente sugli equilibri criminali della città.
Questo scarto tra aspettative pubbliche e strumenti effettivi produsse un isolamento progressivo, che trasformò Dalla Chiesa in un bersaglio esposto. La sua presenza rappresentava una minaccia per Cosa Nostra, ma la sua azione risultava limitata da inerzie politiche e resistenze istituzionali.
L’assassinio e la frattura nella coscienza nazionale
Il 3 settembre 1982, l’assassinio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo segnò una frattura profonda nella coscienza nazionale. L’attentato rivelò in modo brutale la vulnerabilità dello Stato e l’insufficienza delle risposte fino ad allora adottate contro la mafia.
La reazione legislativa, culminata nell’approvazione della legge Rognoni-La Torre, dimostrò come spesso, nella storia italiana, il progresso normativo sia giunto solo a seguito di sacrifici estremi.

Eredità storica e significato civile
La figura di Carlo Alberto Dalla Chiesa trascende la dimensione individuale per assumere un valore paradigmatico. Egli rappresenta il paradosso dello Stato democratico: capace di produrre servitori esemplari, ma non sempre in grado di proteggerli e sostenerli adeguatamente.
La sua eredità non consiste soltanto nella memoria del martirio, ma in una lezione ancora attuale: la legalità non può essere affidata ai simboli, ma richiede coerenza politica, strumenti adeguati e responsabilità collettiva. In questo senso, Dalla Chiesa rimane una figura scomoda, perché interroga lo Stato non su ciò che proclama, ma su ciò che realmente è disposto a fare.



Commenti