Santo Stefano: martirio, memoria e tradizione nella cultura italiana
- Il ValRadicante Il giornale italiano online

- 26 dic 2025
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La figura di Santo Stefano occupa una posizione centrale nella storia del Cristianesimo delle origini e nella costruzione simbolica della memoria religiosa europea. Celebrato il 26 dicembre, immediatamente dopo la solennità del Natale, Santo Stefano rappresenta il punto di congiunzione tra l’evento fondativo dell’Incarnazione e la dimensione testimoniale della fede cristiana, spesso segnata dal sacrificio e dalla persecuzione. In Italia, la sua commemorazione si è stratificata nel tempo, assumendo significati religiosi, civili e antropologici che meritano un’analisi approfondita.
Santo Stefano nella tradizione cristiana
Secondo il racconto degli Atti degli Apostoli, Stefano fu uno dei sette diaconi eletti dalla comunità cristiana di Gerusalemme per assistere i poveri e sostenere gli apostoli nella predicazione. Uomo descritto come “pieno di grazia e di potenza”, Stefano si distinse per la sua capacità oratoria e per una profonda conoscenza delle Scritture. Proprio la forza della sua testimonianza lo rese oggetto di ostilità da parte delle autorità religiose del tempo. Accusato di blasfemia, venne condannato alla lapidazione, diventando così il primo martire cristiano, il protomartire.
Il martirio di Stefano assume un valore paradigmatico: egli non solo muore per la fede, ma lo fa invocando il perdono per i suoi persecutori, riproducendo simbolicamente le parole di Cristo sulla croce. In tal senso, la sua morte rappresenta l’archetipo della testimonianza cristiana intesa come imitazione radicale di Gesù.
La collocazione liturgica del 26 dicembre
La scelta di celebrare Santo Stefano il giorno successivo al Natale non è casuale. Dal punto di vista teologico, essa intende sottolineare che l’Incarnazione non è un evento astratto o puramente celebrativo, ma genera conseguenze concrete nella storia. Alla nascita del Salvatore segue immediatamente la prova della fedeltà al messaggio evangelico.
In ambito liturgico, Santo Stefano inaugura il ciclo dei cosiddetti “martiri natalizi”, tra cui san Giovanni evangelista e i Santi Innocenti. Questa sequenza evidenzia il contrasto tra la luce del Natale e l’ombra della violenza, suggerendo una lettura realistica della storia cristiana, segnata fin dalle origini dal conflitto tra annuncio e rifiuto.
Santo Stefano e la tradizione italiana
In Italia, la festa di Santo Stefano è riconosciuta come giorno festivo civile, a testimonianza della profonda integrazione tra calendario religioso e organizzazione sociale. Nel corso dei secoli, la celebrazione ha assunto caratteristiche diverse a seconda dei contesti regionali e locali.
In molte comunità, soprattutto nei centri di antica tradizione cristiana, Santo Stefano è patrono del paese o del quartiere, e viene celebrato con messe solenni, processioni e riti comunitari. In altri contesti, la dimensione religiosa si intreccia con pratiche sociali e familiari, rendendo il 26 dicembre un momento di continuità rispetto al Natale, ma con toni più sobri e riflessivi.
Aspetti antropologici e sociali della festa
Dal punto di vista antropologico, Santo Stefano rappresenta un tempo “di passaggio” all’interno del ciclo natalizio. Se il Natale è caratterizzato dalla solennità e dalla ritualità codificata, il 26 dicembre si configura come uno spazio di socialità più informale. Le famiglie si riuniscono nuovamente, spesso riutilizzando i cibi del giorno precedente, trasformando gli avanzi in nuove preparazioni culinarie: una pratica che può essere letta come simbolo di continuità e rielaborazione della memoria.
Le visite a parenti e amici, le passeggiate collettive e le attività ricreative contribuiscono a fare di Santo Stefano una festa della prossimità, meno legata all’evento eccezionale e più orientata alla dimensione relazionale.
Significato contemporaneo
Nella società contemporanea, segnata da processi di secolarizzazione e pluralismo culturale, Santo Stefano mantiene una rilevanza che va oltre l’ambito strettamente religioso. La sua figura richiama valori universali quali la libertà di coscienza, il coraggio della testimonianza e la dignità della persona di fronte alla violenza e all’ingiustizia.
In questo senso, la celebrazione di Santo Stefano in Italia può essere interpretata come un momento di riflessione collettiva sul rapporto tra fede, etica e spazio pubblico. La memoria del martirio diventa così non soltanto ricordo del passato, ma strumento critico per interrogare il presente.

Santo Stefano, primo martire del Cristianesimo, continua a parlare alla cultura italiana attraverso una pluralità di linguaggi: liturgico, storico, sociale e simbolico. La sua festa, collocata strategicamente all’interno del ciclo natalizio, invita a superare una visione edulcorata del Natale, proponendo una lettura più complessa e responsabile dell’esperienza cristiana e umana. In tal modo, Santo Stefano rimane una figura di confine, capace di connettere nascita e sacrificio, memoria e attualità, spiritualità e vita quotidiana.



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