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L’Italia che protegge i privilegi e scarica il costo sulle nuove generazioni

Una frattura strutturale

Nel dibattito pubblico italiano contemporaneo, la questione generazionale emerge come uno dei nodi più critici e al tempo stesso meno affrontati in modo sistemico. L’Italia appare sempre più come una società sbilanciata nella distribuzione delle tutele, nella quale i benefici del welfare, della stabilità lavorativa e dell’accesso alle risorse si concentrano su coorti già integrate nel sistema, mentre i costi economici e sociali vengono progressivamente trasferiti sulle generazioni più giovani. Questa dinamica non è contingente, bensì strutturale, e affonda le sue radici in scelte politiche, istituzionali e culturali stratificate nel tempo.



Il mercato del lavoro e la cittadinanza duale

Il primo ambito in cui tale squilibrio si manifesta con evidenza è il mercato del lavoro. L’Italia ha costruito, a partire dagli anni Novanta, un modello di flessibilizzazione asimmetrica: la precarietà è stata introdotta prevalentemente per i nuovi entranti, lasciando sostanzialmente intatti i regimi di tutela dei lavoratori già occupati. Il risultato è una cittadinanza lavorativa duale, nella quale la stabilità diventa un privilegio generazionale piuttosto che un diritto universalmente accessibile.

Questa segmentazione non ha prodotto maggiore efficienza né crescita inclusiva, ma ha consolidato una gerarchia implicita tra lavoratori “protetti” e lavoratori “sostituibili”. I giovani sono così chiamati a sostenere il rischio sistemico del mercato, senza disporre degli strumenti necessari per trasformare la flessibilità in opportunità reale.


Welfare e pensioni: diritti acquisiti e diritti rinviati

Il sistema di welfare rappresenta un ulteriore terreno di tensione intergenerazionale. Pur a fronte di riforme che ne hanno formalmente migliorato la sostenibilità, il modello italiano continua a destinare una quota preponderante della spesa sociale alle pensioni, a scapito degli investimenti in politiche per l’infanzia, la formazione e l’occupazione giovanile.

Si configura così una frattura non tra generazioni in senso anagrafico, ma tra diritti consolidati e diritti rinviati. Le nuove generazioni finanziano, attraverso contributi elevati e carriere discontinue, un sistema di protezione che difficilmente potranno sperimentare nelle stesse condizioni. Il patto sociale implicito, fondato sulla reciprocità intergenerazionale, risulta progressivamente eroso.


Debito pubblico e orizzonte temporale della politica

Il debito pubblico costituisce uno dei principali meccanismi di trasferimento del costo politico verso il futuro. Per decenni, la spesa in deficit ha consentito di preservare equilibri sociali esistenti e di rinviare riforme strutturali potenzialmente conflittuali. Oggi, tuttavia, quel debito limita drasticamente la capacità dello Stato di investire in settori strategici per lo sviluppo di lungo periodo.

L’effetto è paradossale: si tutela il presente comprimendo il futuro. La politica, priva di un orizzonte temporale ampio, privilegia misure di breve periodo che rafforzano le posizioni consolidate, mentre sacrifica la progettualità necessaria a garantire mobilità sociale e innovazione.


Istruzione, ricerca e blocco del ricambio

Anche il sistema educativo e accademico riflette questa dinamica. Nonostante una retorica diffusa sul merito e sull’eccellenza, l’università e la ricerca soffrono di un sottofinanziamento cronico e di un ricambio generazionale estremamente lento. Le carriere accademiche risultano spesso bloccate, con un’età media dei docenti tra le più elevate in Europa.

Ai giovani viene richiesto un elevato livello di competenza e competitività in un contesto caratterizzato da scarsità di risorse e opportunità, mentre le strutture decisionali restano saldamente nelle mani di generazioni che hanno beneficiato di condizioni storicamente più favorevoli.


La dimensione culturale del privilegio in Italia

Il nodo più profondo, tuttavia, è di natura culturale. In Italia il privilegio raramente viene riconosciuto come tale: esso viene naturalizzato, presentato come esito legittimo dell’esperienza o come diritto intangibile. Ogni proposta di riequilibrio viene percepita come una minaccia, piuttosto che come un tentativo di ricostruzione del patto sociale.

In questo quadro, le nuove generazioni vengono spesso rappresentate non come soggetto politico portatore di diritti, ma come risorsa adattabile, chiamata a compensare le rigidità del sistema attraverso mobilità, flessibilità e sacrificio individuale.


 ragazzi protestando

Una stabilità senza futuro

L’Italia rischia così di trasformarsi in una società formalmente stabile, ma sostanzialmente priva di prospettiva. La protezione dei privilegi, lungi dal garantire coesione, produce disaffezione e fuga di capitale umano. Senza un ripensamento profondo delle priorità redistributive e senza un riequilibrio tra generazioni, il Paese continuerà a consumare il proprio futuro per preservare un presente sempre più fragile.

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