Lo sapevi che in Italia non si parla solo l'italiano? Lingue ufficiali nel nostro territorio.
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- 6 giorni fa
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Se qualcuno ci chiedesse qual è la lingua ufficiale che si parla in Italia risponderemmo immediatamente: “l’italiano”. E sicuramente la risposta sarebbe corretta. Ma non sarebbe completa.
L’italiano è la lingua nazionale dello stato italiano. Sebbene non ci sia un articolo della Costituzione che lo affermi, l’uso di tale lingua per la stesura delle leggi ha sempre fatto sì che questo fosse considerato un dato di fatto.
Ma, poiché l’articolo 3 della Costituzione vieta che la lingua possa costituire una causa di discriminazione e l’articolo 6 della Costituzione sancisce la tutela delle minoranze linguistiche, ad un certo punto si è sentita la necessità di stabilire ufficialmente l’italiano come lingua nazionale. Ciò è avvenuto per mezzo della legge 15.12.1999 n° 482, che nel primo articolo afferma che «la lingua ufficiale della Repubblica è l’italiano», per non lasciare alcun dubbio al riguardo. Ma, immediatamente dopo, nel secondo articolo di tale legge vengono indicate le minoranze linguistiche degne di tutela.
E sapete quante sono le lingue ufficiali in Italia?
Ben dodici minoranze linguistiche. Sono lingue ufficiali tutelate dalla legge le popolazioni residenti nel territorio italiano che parlano: albanese, catalano, tedesco, greco, sloveno, croato, francese, franco-provenzale, friulano, ladino, occitano e sardo.
Se non è difficile arrivare a cogliere perché ci siano minoranze linguistiche di lingua croata, slovena, francese e tedesca nei territori di confine con paesi che parlano tali lingue, o perché il sardo, parlato in Sardegna, si sia sviluppato come una lingua a parte a causa dell’insularità, altre minoranze risultano sicuramente più difficili da spiegare e bisogna fare appello alla storia.
Cominciamo con il catalano, lingua parlata oggi esclusivamente ad Alghero, in Sardegna, da circa 20000 persone. La ragione di ciò sta in un’imposizione voluta dai regnanti Aragonesi nel lontano 1354, quando la popolazione sarda e genovese venne deportata e sostituita interamente da coloni catalani. Da allora la città ha mantenuto la lingua originaria, tanto che oggi è definita “la Barceloneta sarda”, ossia la piccola Barcellona. Ad Alghero si parla un dialetto catalano e per questa ragione la città ospita la sede istituzionale di una delegazione della Generalitat de Catalunya, ossia del governo regionale della Catalogna.

Il resto della Sardegna parla il sardo, che è un’antica lingua neolatina, autonoma rispetto alle altre, con numerose varianti dialettali. Ancora prima del riconoscimento come minoranza linguistica da tutelare, nel 1997 una legge regionale riconobbe alla lingua sarda pari dignità rispetto all’italiano. Nonostante questa sia la minoranza linguistica più numerosa in Italia, la lingua sarda è considerata in serio pericolo di estinzione, in quando da decenni essa sta subendo un’erosione da parte dell’italiano, tanto che si è creato un giovane dialetto italiano parlato in Sardegna, che presenta soltanto alcuni elementi ereditati dalla lingua sarda.
Nell’Italia meridionale, sparsi tra Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata, Molise e Abruzzo, si trovano vari insediamenti di italo-albanesi o arbëreshë.
L’origine di questi insediamenti rimonta ai secoli XV-XVIII, quando, in diverse ondate, gruppi di abitanti dell’attuale Albania migrarono in Italia per sfuggire al dominio turco-ottomano che si stava espandendo nei Balcani. Queste comunità hanno mantenuto vive la lingua, le tradizioni e la religione cattolica di rito bizantino, con una chiesa autonoma sebbene collegata a quella di Roma, motivo per cui la loro identità è rimasta ben salda nei secoli. Gli arbëreshë sono all’incirca 100000.
A fianco di Greci, paesino albanese in provincia di Foggia, nella regione Puglia, si trovano due altri insediamenti che costituiscono il territorio dove risiede un’altra minoranza linguistica: i franco-provenzali, che vivono a Celle San Vito e Faeto. Il loro numero non supera le 1000 unità e sta scemando rapidamente, nonostante gli sforzi per mantenere viva la lingua e la tradizione locale. L’origine di questi insediamenti è dibattuta, tra chi sostiene che sia da attribuire al re Carlo I d’Angiò, che dopo il 1266 chiamò abitanti della Francia a popolare il suo Regno di Sicilia, e chi invece pensa che l’origine sia valdese e risalga al 1400 circa, in seguito alla persecuzione papale dei Valdesi di Provenza. La cosa forse più curiosa è che nei due paesini non si parla esattamente la stessa lingua, bensì due varianti o dialetti simili ma ben distinguibili, quello cellese e quello faetano.

La Puglia è sicuramente un territorio molto ricco di minoranze linguistiche, infatti, oltre agli albanesi e ai franco-provenzali, ospita anche una delle due isole linguistiche greche presenti in Italia: quella della Grecía salentina, mentre quella della Bovesia si posiziona nel territorio di Reggio Calabria. Il numero complessivo non supera i 53000 individui. La comunità pugliese parla un dialetto greco definito grico, mentre quella calabrese parla un dialetto chiamato grecanico. Anche per loro l’origine non è certa: alcuni studiosi pretendono che siano discendenti diretti degli antichi insediamenti della Magna Grecia, mentre altri affermano che sono il risultato delle migrazioni di abitanti della Grecia fuggiti nel Medioevo in seguito alla caduta dell’Impero bizantino.
Nella regione Molise, in provincia di Campobasso, ci sono tre comuni, San Felice del Molise, Montemitro e Acquaviva Collecroce, dove risiede la minoranza linguistica croata d’Italia. Mentre infatti i croati che vivono in Italia sono logicamente distribuiti in prevalenza nel Nord-Est (Friuli e Veneto) e in Lombardia, nel meridione d’Italia da secoli vive un gruppo di discendenti di croati immigrati in Molise nel XV e XVI secolo in seguito all’invasione turca dei Balcani. Per la stessa ragione, in periodi più recenti, un’altra ondata di croati si è spostata nella vicina Trieste dove sono particolarmente attivi da oltre un secolo con differenti associazioni.
Lasciamo ora il variegatissimo territorio dell’Italia meridionale per spostarci al Nord, dove troviamo numerose altre minoranze linguistiche. Partendo da Ovest, troviamo il francese come lingua ufficiale, accanto all’italiano, della Regione della Valle d’Aosta e in 19 comuni della provincia di Torino, corrispondenti alle Valli Valdesi.
Anche in Piemonte, in vari comuni principalmente delle province di Cuneo e Torino, si parla il franco-provenzale, come a Celle San Vito e Faeto (e infatti c’è chi ipotizza che sia giunto in Calabria a causa di una migrazione di Valdesi dal Nord).
Sempre in Piemonte si trovano gli esponenti della minoranza linguistica occitana, distribuiti in dodici valli e 120 comuni. Esiste poi una piccola appendice in Liguria e in Calabria, nel comune di Guardia Piemontese (il cui nome denuncia chiaramente l’origine dei primi abitanti, migrati nel XII secolo). L’occitano o lingua d’oc deve il proprio nome al modo in cui si dice “si”, oc appunto. Il numero dei parlanti si aggira intorno alle 180000 unità.
La minoranza di lingua tedesca è sparsa per tutto il Nord Italia, trovandosi in isole linguistiche presenti in Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino, Veneto e Friuli. Ci sono inoltre due “penisole”, al confine con l’Austria, quella della provincia autonoma dell’Alto Adige e quella della Val Canale in Friuli. In ognuna di queste comunità si vive una situazione peculiare, con differenti gradi di integrazione tra i parlanti tedesco e gli italofoni, i quali, in Alto Adige, costituiscono una minoranza piuttosto poco apprezzata.
Tra Alto Adige, Trentino e Veneto sono ripartite le cinque vallate in cui si parla il ladino, antica lingua nata nella zona delle Dolomiti in seguito alla conquista romana. Dopo le migrazioni barbariche del IV secolo d.C. il ladino ha cominciato a sparire, sopravvivendo soltanto in alcune vallate protette dalle montagne. La lingua ladina si accompagna ad una serie di tradizioni e costumi tipici molto affascinanti e apprezzati. Il ladino, coi suoi dialetti, oltre che in Italia è parlato anche in un’area del Cantone dei Grigioni in Svizzera. Il territorio di lingua ladina è conosciuto come Ladinia.
In provincia di Trieste e anche di Gorizia e Udine si trova pure la comunità di lingua slovena. Non c’è però totale unità. Mentre, infatti, i parlanti sloveno triestini e goriziani si riconoscono nella lingua e nelle tradizioni della Slovenia, quelli udinesi, appartenenti alla Slavia friulana, tendono a distaccarsene, sottolineando le differenze tra i loro dialetti e lo sloveno standard.
Infine, l’ultima minoranza linguistica è quella del friulano, lenghe furlane o marilenghe, parlato da circa cinquecentomila persone, nelle sue numerose varianti. L’origine di questa lingua, sicuramente molto antica, è dibattuta. Quel che si sa con certezza è che è la conseguenza dell’unione del latino con lingue preesistenti, in particolare di matrice celtica, e che, in seguito, subì l’influenza delle lingue germaniche e di quelle slave.
Questa carrellata sulle minoranze linguistiche presenti in Italia è necesariamente incompleta in quanto a dati e approfondimento storico e linguistico, ma sicuramente è sufficiente per far intravedere la grande complessità non soltanto linguistica, ma anche storica e umana, del territorio italiano, frutto di millenni di movimenti e contatti tra popoli variegati.



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