Bussana Vecchia: una rinascita artistica tra le rovine della Liguria
- Il ValRadicante Il giornale italiano online

- 1 apr
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Un borgo sospeso tra storia e silenzio
Arroccato sulle colline dell’entroterra ligure, a pochi chilometri da Sanremo, il borgo di Bussana Vecchia rappresenta uno dei più affascinanti esempi di resilienza culturale del territorio italiano. La sua immagine, fatta di pietre antiche, archi spezzati e scorci improvvisi sul mare, racconta una storia complessa in cui distruzione e rinascita si intrecciano in modo indissolubile.
Non si tratta di un semplice borgo medievale restaurato, ma di un luogo che conserva volutamente le tracce del proprio passato, trasformandole in elementi identitari. Bussana Vecchia è oggi un laboratorio vivente, dove arte e memoria dialogano continuamente.
Il terremoto del 1887 e l’abbandono
La svolta drammatica nella storia del borgo avvenne con il devastante Terremoto della Liguria del 1887. Il sisma colpì duramente tutta la Riviera di Ponente, provocando ingenti danni e numerose vittime. Bussana Vecchia, già fragile per la sua struttura e posizione, fu dichiarata inagibile.
Le autorità imposero lo sgombero totale e gli abitanti furono trasferiti a valle, dove sorse una nuova area abitativa. Il borgo originario rimase così completamente abbandonato, trasformandosi nel corso dei decenni in un paese fantasma. Le case crollavano lentamente, la vegetazione si riappropriava degli spazi e il silenzio dominava tra le rovine.
L’arrivo degli artisti e la rinascita
Negli anni Sessanta del Novecento, Bussana Vecchia visse una seconda, inattesa vita. Un gruppo eterogeneo di artisti, attratto dal fascino del luogo e dalla possibilità di sperimentare forme alternative di vita e creazione, decise di stabilirsi nel borgo abbandonato.
Questi pionieri dell’arte contemporanea iniziarono a recuperare le abitazioni in modo spontaneo, utilizzando materiali di fortuna e rispettando l’impianto originario del paese. Nacque così una comunità internazionale, basata su principi di condivisione, libertà espressiva e valorizzazione dello spazio.
Le vecchie case divennero atelier, gallerie, laboratori artigianali. L’arte non si limitava a riempire gli spazi, ma si integrava con essi, dando vita a un paesaggio unico in cui ogni muro, ogni scorcio, poteva diventare una tela o una scultura.
Un esempio di museo a cielo aperto
Oggi Bussana Vecchia è conosciuta come un vero e proprio museo a cielo aperto. Passeggiando tra i suoi vicoli si incontrano opere di ogni genere: installazioni contemporanee, dipinti murali, sculture realizzate con materiali di recupero.
Particolarmente suggestiva è la Chiesa di Sant'Egidio, rimasta senza tetto dopo il terremoto e oggi utilizzata come spazio espositivo e luogo per eventi culturali. Le sue mura, aperte verso il cielo, rappresentano simbolicamente il dialogo tra passato e presente, tra rovina e creazione.
Questo carattere “incompiuto” e autentico distingue Bussana Vecchia da molti altri borghi italiani restaurati secondo criteri più tradizionali. Qui l’imperfezione diventa valore estetico e testimonianza storica.
Turismo, identità e sfide contemporanee
Nel corso degli ultimi decenni, il borgo ha attirato un numero crescente di visitatori, diventando una meta turistica di rilievo. Tuttavia, Bussana Vecchia ha cercato di mantenere un equilibrio tra apertura al pubblico e tutela della propria identità artistica.
La presenza degli artisti, ancora oggi attivi nel borgo, contribuisce a preservare l’anima originaria del progetto. Il turismo, se gestito con attenzione, può rappresentare una risorsa, ma comporta anche il rischio di trasformare il luogo in una semplice attrazione commerciale.

Un simbolo di resilienza culturale
Bussana Vecchia non è soltanto un borgo recuperato, ma un simbolo potente della capacità umana di reinventare lo spazio e attribuirgli nuovi significati. Dove un tempo vi erano macerie e abbandono, oggi si sviluppa una comunità viva, fondata sulla creatività e sulla memoria.
In questo senso, il borgo ligure si configura come un esempio emblematico di rigenerazione culturale spontanea. Non un progetto calato dall’alto, ma un processo nato dall’iniziativa di individui che hanno saputo leggere nelle rovine non la fine di una storia, ma l’inizio di una nuova possibilità.



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