Ivano di Viaggi di nozze: maschilità grottesca e violenza simbolica nella commedia di Carlo Verdone
- Il ValRadicante Il giornale italiano online

- 16 feb
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Ivano nel cinema di Verdone: oltre la maschera comica
Nel panorama della commedia cinematografica italiana degli anni Novanta, il personaggio di Ivano, interpretato da Carlo Verdone nel film Viaggi di nozze (1995), rappresenta uno dei ritratti più estremi, disturbanti e al tempo stesso emblematici della sua filmografia. Ivano non è una semplice caricatura comica, ma una figura-limite, costruita per portare allo scoperto le contraddizioni di un modello maschile autoritario, fragile e incapace di adattarsi al mutamento sociale.
Verdone utilizza la comicità come strumento di smascheramento: il riso non ha funzione consolatoria, bensì critica. Ivano è un personaggio che diverte e inquieta simultaneamente, perché la sua esasperazione rimanda a comportamenti riconoscibili e radicati nella quotidianità.
Il viaggio di nozze come spazio di rivelazione
Il segmento narrativo dedicato a Ivano si svolge all’interno del viaggio di nozze con la moglie Jessica, contesto simbolicamente deputato all’intimità, alla condivisione e alla costruzione di un legame paritario. Verdone rovescia radicalmente questa aspettativa, trasformando il viaggio in un dispositivo drammatico di rivelazione della violenza relazionale.
Ivano esercita un controllo ossessivo sulla moglie, fatto di urla, ordini, gelosie paranoiche e minacce verbali. La relazione non è mai dialogica: Jessica non è riconosciuta come soggetto, ma come estensione della volontà maschile. In questo senso, Ivano incarna una forma di violenza psicologica normalizzata, resa ancora più inquietante dal registro comico che la veicola.
Una maschilità in crisi
Dal punto di vista socio-culturale, Ivano rappresenta il residuo caricaturale di una maschilità patriarcale in declino. La sua aggressività non è espressione di forza, ma sintomo di una profonda insicurezza identitaria. Ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo altrui è percepito come una minaccia alla propria virilità.
La celebre autoassoluzione «Io so’ fatto così!» sintetizza perfettamente questa dinamica: il carattere diventa alibi morale, l’impossibilità di cambiare si trasforma in giustificazione della violenza. Ivano non evolve, non riflette, non apprende; reagisce, urla, domina.
Il linguaggio come strumento di dominio
Le frasi pronunciate da Ivano costituiscono un elemento strutturale del personaggio. Non si tratta di semplici battute comiche, ma di atti linguistici performativi, attraverso i quali il personaggio esercita potere. Espressioni come «Jessica, nun me fa’ incazzà!», «Te meno!» o «Aho, guarda che stai a fa’!» costruiscono un lessico del controllo, in cui la parola precede e sostituisce l’azione violenta.
Il linguaggio di Ivano è urlato, ripetitivo, ossessivo. Non comunica: impone. In questo senso, Verdone mette in scena una riflessione profonda sul ruolo del linguaggio nella costruzione delle gerarchie affettive e di genere.
«O famo strano?»: una battuta-simbolo
Tra tutte le frasi di Ivano, «O famo strano?» assume un valore paradigmatico. Apparentemente leggera e ironica, la battuta è in realtà una formula di dominio mascherata da scherzo. Non si tratta di una proposta condivisa, bensì di un’imposizione che nega qualsiasi possibilità di consenso autentico.
Dal punto di vista semiotico, la forza della frase risiede nella sua ambiguità: suscita la risata dello spettatore, ma allo stesso tempo rivela una concezione del rapporto intimo fondata sulla prestazione e sulla sopraffazione. È proprio questa ambivalenza a spiegare la fortuna culturale della battuta, divenuta citazione popolare spesso svuotata del suo significato originario, ma nel film ancora carica di una violenza simbolica evidente.
Corpo, voce e spazio scenico Carlo Verdone
L’interpretazione di Verdone è decisiva nella costruzione di Ivano. Il corpo sempre contratto, la gestualità aggressiva, la voce costantemente sopra le righe trasformano il personaggio in una presenza invasiva, incapace di silenzio e di ascolto. Ivano occupa lo spazio scenico come occupa quello relazionale: senza limiti.
Questa corporeità eccessiva rende visibile il vuoto interiore del personaggio, il suo bisogno compulsivo di affermarsi per non crollare.

la comicità come denuncia
Ivano rimane uno dei personaggi più radicali e attuali del cinema di Carlo Verdone. Attraverso di lui, la commedia diventa strumento di analisi critica della società italiana, capace di interrogare modelli culturali profondamente radicati. Le sue frasi, e in particolare l’iconico «o famo strano?», continuano a risuonare perché non appartengono solo alla finzione cinematografica, ma a un immaginario collettivo che il cinema, con lucidità e coraggio, ha saputo mettere a nudo.



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