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Trump e Giorgia Meloni - Il "Bacio di Giuda" e il Risveglio Amaro di Giorgia


C’eravamo tanto amati, o almeno così ci avevano fatto credere. La luna di miele tra Giorgia Meloni e Donald Trump, quella narrazione idilliaca fatta di sguardi d’intesa e affinità elettive tra "patrioti", si è schiantata contro il muro della realtà geopolitica più brutale. Oggi, tra Roma e Washington, non volano più complimenti, ma avvertimenti gelidi e minacce di disimpegno che sanno di tradimento.


Nos saremmo abbastanza?

Il magnate americano, con la consueta grazia di un elefante in una cristalleria, ha lanciato il guanto di sfida: l’Italia non sarebbe stata abbastanza "collaborativa" nella crociata contro l’Iran. La punizione? Un ipotetico ritiro delle truppe statunitensi dalle basi italiane. Un ricatto in piena regola che trasforma l’alleanza atlantica in un contratto d'affitto precario, dove se non paghi (in sangue o in sottomissione totale) vieni sfrattato.

Dall'Armenia, la risposta della Premier è stata un misto di orgoglio ferito e realpolitik disperata. Definire le accuse di Trump "non corrette" è l'eufemismo del secolo. Meloni ricorda i sacrifici italiani in Afghanistan e Iraq — guerre combattute spesso più per fedeltà cieca che per interesse nazionale — per rivendicare una dignità che Trump sembra calpestare con stivali texani. Ma la verità è che lo "schiaffo" ricevuto su Sigonella brucia ancora. Dire di "no" all'uso delle basi per l'offensiva contro Teheran è stato un atto di sovranità necessario, ma che ha trasformato Giorgia, agli occhi del Tycoon, da "alleata d'oro" a "traditrice dei valori occidentali" (ovvero, degli interessi di Mar-a-Lago).


Partner o vassalli? Trump e Giorgia Meloni

Il paradosso è quasi comico: la destra sovranista italiana, che per anni ha sognato l'ascesa di Trump come il messia della libertà, si ritrova ora a tremare davanti all'isolazionismo del suo idolo. Trump non vuole partner, vuole vassalli. E quando il vassallo osa ricordare che esistono le leggi internazionali o la Costituzione italiana, il "Capo" minaccia di portarsi via i soldati, lasciandoci nudi di fronte alle minacce globali.

L’informativa della Premier su Sigonella, descritta da alcuni come una "carezza" dopo lo schiaffo, rivela la fragilità della nostra posizione. Cerchiamo di ricucire con l'invio di Marco Rubio a Roma, sperando che una missione diplomatica possa placare l'ira di un uomo che governa a colpi di tweet e risentimenti personali. Ma la domanda resta: quanto vale la parola di un alleato che ti rinfaccia ogni centesimo e ogni soldato come se fossero concessioni di grazia?

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Meloni deve decidere

Giorgia Meloni sta imparando a proprie spese che fare la "patriota" a casa propria è facile, ma esserlo davanti a chi considera l'Italia poco più di una portaerei nel Mediterraneo è una missione suicida. Se questo è il nuovo corso del "sovranismo globale", forse è il caso di chiedersi se non sia meglio una fredda autonomia europea rispetto a una servitù volontaria e instabile sotto lo schiaffo di chi, alla prima divergenza, minaccia di lasciarti al tuo destino.

La luna di miele di Trump e Giorgia Meloni è finita. Ora restano solo i piatti rotti e il sospetto che, per Trump, l'Italia sia solo un'altra azienda da ristrutturare o, peggio, da liquidare.

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